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Isabella Tomassi participe au VII Convegno SIAA (società italiana antropologia applicata) sur « La città. Antropologia applicata ai territori »

12 décembre 2019 - 14 décembre 2019, à Ferrare

Présentation

Isabella Tomassi est doctorante en Géographie, Aménagement, Urbanisme à l’Université Lumière Lyon 2, en codirection avec l’Université Lyon 3.

Elle interviendra, dans le cadre du Panel 3 City 3.0 is on its way:The "smart city" model between resistance and adaptation, sur « La città laboratorio : L’Aquila, la ricostruzione e la smart city ».

“Una ricostruzione senza testa”, così in un articolo apparso per il Manifesto alcuni ricercatori del GSSI (Gran Sasso Science Institute) denunciano -tra le altre cose -la mancanza di un piano, di un modello chiaro, di un’idea di città per la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009 : unaposizione predominante nelle analisi del post-catastrofe in scienze sociali e urbanistica rispetto alla governance della ricostruzione. Questo intervento si prefigge lo scopo di portare l’attenzione su un progetto di città, invece, apparentemente molto coerente e, sin dal 2012, dichiarato a chiare lettere nel rapporto OCSE sul futuro dell’Aquila : la smart city. La descrizione del sistema socio-tecnico dell’infrastruttura smart di fatto esistente –smart grid, smart meter, 5g –e delle sue applicazioni (Falco et al., 2018) ci permetterà di comprendere la portata di una ricostruzione che va al di là del builduing by building seguito finora. Se negli ultimi anni l’urbanistica ha tentato una via oltre quella di facilitare investimenti privati tendendo verso un coinvolgimento dei saperi “vernacolari” degli abitanti, l’urbanismo algoritmico (Douay, 2018) ci riporta ad un approccio razionalista relegato all’expertise di pochi ingegneri geek. L’ambiguità che circonda la definizione di smart city non lascia dubbisulla natura cibernetica di questo modo di intendere e di praticare la pianificazione e la politica pubblica in termini di decisioni e strategie. Cio’ che appare meno chiaro è se la smart city sia una scelta necessaria in un contesto di post-catastrofe eper quali fini. Nel caso di Christchurch (Bui et al., 2019) i progetti di captazione di Big Data sono falliti a causa del poco coinvolgimento degli abitanti, non-esperti della comprensione della posta in gioco economico-sociale di questa scelta. Per questa ragione l’intervento getterà luce sullo story telling della smart city nel post-sisma aquilano, sui suoi attori principali (Università, GSSI, Comune, imprese internazionali) e il loro argomentario di accettabilità (città creativa, città della conoscenza, città laboratorio, città sostenibile, etc.). I dati sono stati raccolti attraverso 25 interviste a persone chiave direttamente o indirettamente coinvolte in un ruolo decisionale o nella posizione di influenzare il processo. I partecipanti hanno profili diversi e provengono da vari settori, come -ad esempio -l’ex Assessore alla Ricostruzione, l’ex Assessore alla Partecipazione, alcuni rappresentanti di categoria, esperti di comunicazione, urbanisti, professori universitari. Le prime conclusioni ci permettono di avanzare l’ipotesi che la smart city, marcata dal termine “innovazione”, non sia altro che il ritorno con altri mezzi del vecchio sogno urbanistico della città razionale controllata da una “cabina di regia” totale. La logica top dow del progetto di smart city nel contesto aquilano della fase di recovery, favorita dallo sviluppo delle possibilità tecniche e da una visione manageriale dell’organizzazione sociale, poco ha a che vedere con la necessaria presenza attiva dei cittadini per una ricostruzione equa, una ricostruzione che non riproduca le vulnerabilità creatrici di catastrofe e si prenda invece cura del territorio.

Riferimenti Bibliografici

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